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Il romanzo romantico

martedì 22 maggio 2012

Dopo i romanzi d’avventura del Cinquecento, i romanzi eroici del Seicento, la produzione in questo genere si è quasi spenta. Tranne qualche romanzo di viaggio nello spirito dell’Illuminismo oppure nell’imitazione di Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe, la letteratura italiana si stacca dall’evoluzione europea la quale, dopo la metà del Settecento, fa nascere nuove forme di questo genere letterario incredibilmente innovativo – diventa il genere più rappresentativo per la letteratura borghese. Successo universale del romanzo epistolare: Samuel Richardson con Pamela or Virtue Rewarded (1740) e Clarissa Harlowe, or the History of a Young Lady (1748), Jean-Jacques Rousseau con Julie ou la Nouvelle Héloïse (1761), Choderlos de Laclos con Les liaisons dangereuses (1782) e Goethe con Die Leiden des jungen Werthers (1774) offrono nuove prospettive nel campo delle tecniche narrative; l’analisi psicologica e il monologo contemplativo fanno del romanzo il mezzo espressivo ideale del nuovo sentimentalismo (Karl Philipp Moritz: Anton Reiser, 1785-90; Senancour: Oberman, 1804); adattamento della tradizione picaresca (Henry Fielding: The History of Tom Jones, a foundling, 1749) o della satira (Laurence Sterne: The Life and Opinions of Tristram Shandy, 1760-69).

I romanzieri dell’Ottocento si mettono alla ricerca di strumenti: imitazione della produzione europea (in Italia, la presenza di romanzi stranieri è la più forte fra i paesi dell’Europa occidentale; articolo di Mme de Staël, 1816).

Mancanza di un’evoluzione autonoma e assenza totale di modelli recenti – studio linguistico della prosa da Boccaccio in poi per trovare il livello stilistico corrispondente alla materia del romanzo – stile medio-basso; integrazione della vita quotidiana di personaggi umili; arricchimento del vocabolario sulla base della lingua parlata, parzialmente regionale – contro l’Accademia della Crusca; sintassi più flessibile per rendere il corso dei pensieri nei monologhi riflessivi; abbandono dei temi mitologici dell’Antichità specchio di una società dell’ozio, a favore di cornici storiche (Italia del tardo Medioevo e del Barocco) di una società cristiana in cui si lavora per guadagnarsi la vita; costruzione di situazioni sentimentali. Il primo tentativo in questo nuovo genere sono Le ultime lettere di Iacopo Ortis di Ugo Foscolo.

Altri romanzi in questa tradizione:
Carlo Varese: Sibilla Odaleta, 1827 (Episodio delle guerre d’Italia alla fine del secolo XV)
Giambattista Bazzoni: Il castello di Trezzo, 1827 (in Lombardia medievale), Falco della Rupe o La Guerra di Musso, 1829 (sul lago di Como, nel 400)
Francesco Domenico Guerrazzi: La Battaglia di Benevento, 1827-8 (Benevento 1266, Manfredi di Suebia contro Carlo d’Angiò); L’Assedio di Firenze, 1836 (Firenze 1529), Beatrice Cenci, 1853 (Roma rinascimentale; cf. Shelley, Stendhal).
Giovanni Rosini: La Monaca di Monza. Storia del secolo XVII, 1829 (= Gertrude dei Promessi sposi)
Defendente Sacchi: I Lambertazzi e i Geremei, e le fazioni di Bologna nel secolo XIII, cronaca di un trovatore, 1830
Tommaso Grossi: Marco Visconti, 1834 (situato in Lombardia, nel 1329)
Massimo D’Azeglio: Niccolò de’ Lapi, ovvero i Palleschi e i Piagnoni, 1841 (situato nella Firenze del periodo di Girolamo Savonarola, fine Quattrocento)
Giuseppe Rovani: Cento anni, 1859-64 (Italia 1750-1849).

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